Arte e malinconia, la formula della creatività.

Arte e malinconia, la formula della creatività.

Già dai tempi della scuola media veniva naturale chiedersi quale fosse la relazione tra depressione (o più in generale uno stato di disagio esistenziale) e arte. Nei libri di testo molti artisti vengono descritti come malinconici, tanto che a volte sembra una vera e propria prerogativa della creatività. Alcuni esempi sono Giacomo Leopardi, Charles Baudelaire, Vincent Van Gogh e Cesare Pavese, che addirittura morì suicida in una camera d’albergo. Sono artisti che hanno fatto dei propri disagi dei punti di forza e hanno saputo donarci delle perle di inestimabile valore artistico.

Melancholia di Lars Von Trier

Lars Von Trier è un regista danese contemporaneo dal grande talento. Il regista è famoso per le sue numerose fobie e paranoie come la paura di volare o una grave ipocondria. Trier ha sofferto anche lunghi periodi di depressione, spesso accompagnati da abusi di alcool e droghe. Nel 2011 Lars Von Trier scrive e dirige un suo nuovo film, Melancholia, ispirato a un episodio di depressione dello stesso regista. La pellicola è divisa in due parti e racconta la relazione tra due sorelle caratterialmente opposte e perciò spesso in conflitto tra loro; inoltre il pianeta Melancholia sta per schiantarsi sulla Terra, minacciando di sterminare l’intera umanità.

Justine, dopo svariati avvenimenti, arriva a soffrire di una forte crisi depressiva e perciò viene ospitata dalla sorella Claire. Qui vediamo come le due reagiscono in maniere diverse alla fine del mondo: se una entra in ansia e cerca qualsiasi soluzione per sopravvivere, l’altra ha una reazione più distaccata e rassegnata, come se il destino fosse già scritto e quindi inevitabile. Alla fine le due sorelle e Leo, figlio di Claire, si stringono la mano mentre Melancholia colpisce la Terra.

L’idea di questo film è venuta al regista durante una seduta di psicoterapia. Il suo psichiatra affermò che chi è depresso tende ad agire in modo più calmo e pacato sotto pressione perché già prevede eventi catastrofici e in qualche modo si rassegna.

Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway

Ernest Hemingway fu uno dei maggiori scrittori del secolo passato. Nella sua vita ha sofferto di gravi e numerose crisi maniaco-depressive che lo portarono a spararsi un colpo di fucile in bocca nel 1961.

Grazie al racconto Il vecchio e il mare Hemingway vinse il Premio Pulitzer nel 1954. La trama dell’opera è in sé molto semplice. Un vecchio pescatore cubano di nome Santiago riesce a pescare il pesce più grande della sua vita dopo una dura lotta in mare aperto. Mentre porta il suo trofeo al porto gli squali mangiano poco a poco il pesce e il pescatore si ritrova solamente con una grande lisca.

Già da ciò che racconta il breve romanzo si può ben intendere quale sia la visione esistenziale di Hemingway. Un presagio di dolore e malinconia che caratterizza quasi tutte le sue opere. Sintomatico è uno dei passaggi dell’opera: “Ora, nel buio, e senza luci in vista e senza chiarori, e soltanto col vento e la spinta regolare della vela, gli parve di essere già morto, forse. Congiunse le mani e si tastò le palme. Non erano morte e gli bastava aprirle e chiuderle per risuscitare il dolore della vita.”

Una nota malinconica che percorre le varie epoche e accomuna quasi tutti i maggiori artisti della storia dell’uomo. Spesso ci siamo chiesti perché questo succeda e non riusciamo a darci delle spiegazioni. In realtà ciò è dovuto a due fattori collegati: la sensibilità e l’urgenza. L’artista può definirsi tale se ha una visione dell’esistenza differente da chiunque altro, se ha una spiccata sensibilità. Tutto ciò si riversa nell’arte come un’urgenza dello stesso artista, che ha il bisogno di esprimersi in forme nuove e originali.

Ci scusiamo per il disagio.

Luca Michelangeli

Luca Michelangeli

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