Le mie letture, Cecità

Le mie letture, Cecità

“Le mie letture” è il nome della nuova rubrica che vado ad aprire.

«Mie» perché sono libri che ho effettivamente letto. Che ho apprezzato dalla prima pagina o dalla metà o solo per il finale. Che ho disprezzato durante la prima lettura ma che ho amato quando li ho riletti. In ogni caso sono libri che mi hanno segnato, e che non ho dimenticato.

Lo scopo è di farvi nascere una curiosità così travolgente da portarvi a comprare il libro da me proposto. Proposta che dovrà essere ‒ o almeno si spera ‒ breve ma efficace, come il trailer di un film.

Allora, buona prima proposta.

Cecità, José Saramago (Feltrinelli, 276 pp, 9.50€)

«Alcuni conducenti sono già balzati fuori, disposti a spingere l’automobile in panne fin là dove non blocchi il traffico, picchiano furiosamente sui finestrini chiusi, l’uomo che dentro volta la testa verso di loro, da un lato, dall’altro, si vede che urla qualche cosa, dai movimenti della bocca si capisce che ripete una parola, non una, due, infatti è così, come si viene a sapere quando qualcuno, finalmente, riesce ad aprire uno sportello, Sono cieco.»

“Sono cieco” sono le prime parole dette dalla persona che perderà per prima la vista nel romanzo, dove nessuno ha un nome. E l’occhio con cui osserveremo la tragedia sarà quello di una donna, l’unica persona che sarà sempre in grado di riuscire a vedere. Sarà lei a mostrare al lettore come l’uomo sia capace di dimenticare sé stesso, nel momento è incapace di riconoscere la propria immagine riflessa in uno specchio o negli occhi di chi lo guarda. A mostrare come basti perdere un senso per far dimenticare quella coscienza civile di cui tanto ci vantiamo.

Allora, viene spontaneo domarsi: siamo uomini solamente perché difronte alla propria immagine riflessa in uno specchio capiamo cosa stiamo guardando, perché sappiamo riconoscere la nostra esteriorità o perché di fronte all’amore, all’arte, alla cultura, ad una richiesta d’aiuto non rimaniamo ciechi?

Ci scusiamo per il disagio.

J_Lo

J_Lo

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