Humanspiracy, come l’uomo sta uccidendo la Terra

Humanspiracy, come l’uomo sta uccidendo la Terra

«Nonno ho trovato questa vecchia foto…»
«Ah, che meraviglia. Questa, nipote mio, è il nostro pianeta. La Terra!»
«Era cosi verde, così piena di vita… Cosa è successo dopo?»
«I soldi hanno preso il sopravvento sulla morale, finché non abbiamo capito che quelli non si potevano mangiare».

Bisogna aprire gli occhi, stiamo distruggendo il nostro pianeta. Ogni giorno l’uomo, preso dalla sua avida caccia al guadagno, si rende protagonista di azioni che minano il patrimonio naturale della sua casa. La Terra

Deforestazioni, allevamenti intensivi, estrazioni di petrolio, produzioni di scorie nocive e via dicendo. Tutte pratiche che mettono a rischio d’estinzione gran parte della fauna e della flora mondiale e che, con il tempo, porteranno anche alla nostra di estinzione. 

Negli ultimi anni il tema della salvaguardia ambientale è diventato sempre più importante ma molti, ancora oggi, non ne comprendono il ruolo fondamentale che avrà sul nostro futuro. Un futuro che non esisterà se non proteggiamo il nostro pianeta. Diventa così essenziale la sensibilizzazione su questi temi. 

Seaspiracy &co. sensibilizzare per non estinguerci

Come abbiamo appena detto, dunque, la sensibilizzazione diventa fondamentale ed in questo senso, Netflix si sta spendendo molto per far arrivare il messaggio alle persone.

La più grande piattaforma di streaming sta attuando proprio quella sensibilizzazione di cui parlavamo prima, e lo fa attraverso una serie di docufilm il più espliciti possibile. L’ultimo in ordine temporale è Seaspiracy, filmato da Ali Tabrizi e prodotto da Kip Andersen, il cui scopo è quello di indagare sugli oscuri segreti che si celano dietro le azioni della pesca intensiva e commerciale

L’indagine del giovane regista britannico è un viaggio che parte dalla “caccia alle balene” fino ad arrivare al “commercio degli schiavi”. Il docufilm ha l’obiettivo di sfatare il mito della “pesca sostenibile” e di far venire a galla gli inquietanti eventi che si nascondono dietro il commercio del pesce.

Certo, non tutto ciò che Tabrizi racconta deve esser preso come vero. I dati, le accuse che muove, le prospettive che propone, non sono sempre veritiere o comunque confermate. Queste inesattezze – presunte o tali – vengono coperte dalla chiara impronta del prodotto, ovvero quella cospirazionista.

Ma non è questo ciò che importa, quello che importa sono le riprese. Il racconto con le immagini che il regista diffonde su una potenza come Netflix. Immagini, racconti che fanno male e fanno riflette su quanto possa essere crudele l’uomo. La bravura di Ali Tabrizi è stata quella di sbatterci in faccia la realtà delle cose, una realtà oscena che fa piangere il cuore, almeno a chi lo ha.

Come ci possiamo salvare?

È sbagliato secondo me dire: «Non mangerò più pesce».

Non è questa la soluzione, non è questo il problema.

Il problema sono le pratiche, è il commercio esagerato. È l’ossessiva ricerca dell’aumento del guadagno da parte delle multinazionali. Quello che va regolato non è il consumo del singolo, è l’import/export di ogni paese. Imporre dazi, imporre limiti alla pesca, limiti al commercio del pesce. La chiave della salvezza non è nella nostra alimentazione bensì nella regolamentazione degli Stati. Il messaggio che un singolo può fare la differenza è vero fino ad un certo punto.

Escludere pesce e/o carne dalla propria alimentazione può essere un bene alla nostra coscienza, può appagare i nostri dissidi interni, ma non metterà mai fine ai soprusi e alla distruzione del nostro mondo. Il vero modo di salvarci è imporre delle regole ferree, dei limiti invalicabili così da salvaguardare gli ecosistemi della nostra Terra.

Fondamentalmente, bisogna abbassare le prospettive di guadagno dei settori come la pesca. Un settore che frutta poco attira pochi investitori. Pochi investitori vuol dire pochi guadagni e meno concorrenza, meno “intensività”.

Questa è secondo me la chiave per uscire da un loop di atrocità ed autodistruzione che ci porterà all’estinzione. Magari non in così poco tempo come Ali Tabrizi ci vuole far credere, ma è certo che accadrà.

Bisogna iniziare a spingere affinché chi è nei posti di comando faccia qualcosa di reale e pratico per salvare la Terra e chi la abita.

Ma finché il Dio denaro serpeggerà nelle camere dei padroni, il bene comunque sarà sempre messo al secondo posto.

Ci scusiamo per il disagio.

Matteo Riccardi

Matteo Riccardi

Mi presento, Sono Matteo Riccardi, Direttore del blog Nothing Of True. Quando ho creato questo mio piccolo mondo, avevo solo un pensiero in testa, far arrivare a più persone possibile quello che pensavo. Non perché tutto ciò che dico e penso sia giusto, anzi, sono più le volte in cui dico cazzate. Ho fatto questo blog perché mi serviva un modo per esprimere i miei pensieri, indipendentemente da come la pensino gli altri. Ora che ho creato questa famiglia però, spero che il mio blog possa diventare una fonte di ispirazione per chi ci segue e legge. Cerchiamo nel nostro piccolo di cambiare il modo di vedere le cose delle persone, non sappiamo se in positivo o in negativo, ma siamo abbastanza supponenti da poterci provare. Mi scuso per il disagio.

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