I videogiochi possono essere arte?

I videogiochi possono essere arte?

Non ci sono difficoltà a vedere il disegnare o il dipingere come esercizi artistici, così come film o serie tv: forme moderne di arte, ma sempre di arte si tratta, e come tali vengono viste e premiate.
Scrivere è un’arte che permette di esprimere con estrema precisione ciò che si ha in mente: le uniche limitazioni sono la bravura dello scrittore, o la mancanza di attenzione del lettore.
Per non parlare dell’architettura, della fotografia o della musica, una delle tipologie artistiche più vecchie e democratiche al mondo. Nel mondo musicale, chiunque può improvvisarsi artista con un bastoncino e una scatola vuota, o una cordicella tesa.
Tutte queste forme hanno un filo in comune: ci emozionano. Spesso ci chiedono di pensare ad argomenti difficili, affrontandoli. Parlo di opere come Guernica di Picasso, o Imagine di John Lennon.
Eppure, quando si parla di giochi o, che Dio ce ne scampi, videogiochi, c’è difficoltà nel concepirli come opere artistiche.

You may say I’m a dreamer..

Forse è una questione di semantica: un videogioco non si legge come un libro che ha vinto il Premio Strega, né si guarda come un film da Oscar.
Un gioco, per essere tale, si gioca.
Giocare, questo verbo spaventoso che bisogna dimenticare al più presto per diventare veri adulti. Giocare è un passatempo futile e improduttivo, adatto solo ai bambini. Eppure, nel Libro dei morti, antico testo funerario egizio, sono gli adulti a cimentarsi nel Senet, uno dei giochi più antichi di cui si abbia notizia; e nel 19° secolo i giochi di società erano incredibilmente popolari tra adulti.
I videogiochi sono più che stimoli luminosi e suoni in 8 bit, pulsanti da schiacciare con il cervello spento finché non si rompe la tastiera: sono opere che ti chiedono di indossare il mondo emotivo dei loro personaggi.
Titoli come This War of Mine, dove ci è chiesto di impersonare civili durante l’Assedio di Sarajevo.

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This War of Mine, freddo e struggente

Un’opera dove ci è chiesto se è lecito rubare il cibo dei propri vicini, che hanno un bambino piccolo, per evitare che il proprio figlio muoia di fame.

..but I’m not the only one

Il videogioco unisce il comparto visivo, grafico, musicale e narrativo in un’unica esperienza emotiva.
Ci sono soundtrack evocative create appositamente per sposarsi con il comparto grafico e di worldbuilding, portando alla luce un’atmosfera unica.

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Limbo, che ha fatto dell’atmosfera il suo punto di forza

Per molti creativi, rappresentano l’opportunità di dare vita al mondo intrappolato nella loro testa, o di riesumare tempi passati, proponendoli come finestre su universi fantastici.

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The Witcher 3, capolavoro di worldbuilding e storytelling

Il videogioco è uno spazio per la contemplazione, per il coraggio, per la conversazione: uno spazio per mostrare le proprie debolezze, commettere errori e imparare da essi, scegliendo l’opzione più rischiosa e scoprendo le conseguenze.
Un gioco invita a partecipare, formare e influenzare l’opera originale dell’artista, creando così la propria esperienza unica: la loro natura interattiva li rende vivi, dinamici, diversi.
È la sola forma d’arte che porta ad andare oltre la tela, anzi; ti invita all’interno della tela stessa.
Pensare che non ho nemmeno sfiorato il comparto multiplayer, nuova frontiera della competizione e dell’agonismo, dove veri e propri professionisti si sfidano come pionieri di un nuovo mondo.

Giochi o videogiochi non potranno mai sostituire il calore della vita reale, il sentore sapido del sudore dopo una corsa o quello metallico del sangue dopo una pallonata in faccia.
Vanno trattati per quello che sono: esperienze.
Perché alla fine, di tanto in tanto abbiamo tutti bisogno di tornare a giocare a “Facciamo finta che..

Ci scusiamo per il disagio.

Luca Venturino

Luca Venturino

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