Il curioso fenomeno dei parlamentari che cambiano casacca

Il curioso fenomeno dei parlamentari che cambiano casacca
Foto Roberto Monaldo / LaPresse 17-09-2019 Roma Politica Trasmissione tv "Porta a Porta" Nella foto Matteo Renzi Photo Roberto Monaldo / LaPresse 17-09-2019 Rome (Italy) Tv program "Porta a Porta" In the pic Matteo Renzi

189 (per il momento), il numero di parlamentari che hanno cambiato casacca dall’inizio della legislatura. 216 spostamenti compiuti in totale (sì, alcuni parlamentari ne hanno compiuto più di uno). 142 alla Camera e 74 al Senato. 68 da inizio anno, in media quasi uno al giorno.

Quali sono i principali movimenti di questa legislatura? Per quale motivo tutto questo è possibile? È forse un fenomeno che andrebbe limitato o è giusto così? Cerchiamo (brevemente) di analizzare.

I cambiamenti di questa legislatura.

Le principali “vittime” di questo fenomeno, come ben si nota nell’immagine, sono state fin qui il Movimento 5 stelle (89, di cui però molti espulsi) , il Partito democratico (34) e Forza Italia (27).
Hanno pesato nell’arco di questi anni la formazione del governo Conte II (che ha visto passare 40 parlamentari, eletti quasi tutti con il PD, all’allora nuovo partito Italia Viva) e in seguito la nascita dell’esecutivo guidato da Draghi (che ha visto numerose espulsioni nel Movimento 5 Stelle).

https://www.corriere.it/politica/21_marzo_20/parlamento-2021-cambi-casacca-record-sono-gia-68-cad50176-8976-11eb-8483-12afb3b5bb7e.shtml

Perché è possibile?

Secondo l’articolo 67 della costituzione, principio alla base della nostra democrazia rappresentativa, deputati e senatori esercitano la loro funzione senza vincolo di mandato. Ciò significa che i parlamentari svolgono il loro incarico senza obblighi nei confronti di partiti, programmi elettorali o dei cittadini stessi.
In parole semplici, ogni volta che un parlamentare cambia gruppo, il partito con cui era stato eletto perde una poltrona. Il vincolo è previsto invece in Portogallo, Panama, Bangladesh e India, dove quindi sarebbe il parlamentare a perdere la poltrona qualora decidesse di cambiare partito.

Problematiche.

Questo fenomeno negli ultimi anni ha raggiunto notevoli dimensioni per via di spaccature interne ai partiti e maggioranze sempre più strette. Il parlamentare è diventato così l’ago della bilancia di un sistema politico che complica sempre più
il rapporto fra cittadini e politici: il parlamentare eletto con un partito può infatti “tradire” il suo elettorato (e il suo stesso partito) passando all’opposizione (e di fatto rafforzarla).
Inoltre tale sistema favorisce la corruzione del singolo di fronte a scelte parlamentari: non ha infatti la paura di perdere la poltrona, al più quella di dover cambiare casacca.

Nel dicembre del 2019 l’ex premier Giuseppe Conte dichiarò: “Io sarei per rendere più difficili questi passaggi parlamentari dall’uno all’altro gruppo. Preferirei che fossero resi più difficili sulla base dei regolamenti parlamentari ma senza compromettere il principio della libertà del singolo“. 

Problematiche che potrebbero crearsi.

L’assenza di tale vincolo risulta essere una libertà di azione necessaria al parlamentare per poter svolgere le proprie funzioni senza pressioni e/o ricatti esterni. Non consente quindi a un partito di prevaricare il Parlamento.
Un esempio potrebbe essere il caso in cui un partito iniziasse a prendere decisioni contro la collettività o contro lo stesso programma portato avanti dai suoi parlamentari (per qualsiasi motivo, anche losco). In tal caso ad oggi un parlamentare potrebbe tranquillamente opporsi e passare ad un altro partito, non favorendo l’ingiustizia. Qualora vi fosse il vincolo di mandato, invece, il parlamentare sarebbe obbligato ad assecondare il proprio partito (pur di non abbandonare la poltrona) oppure farsi nobilmente cacciare, subendo però egli stesso l’ingiustizia.

Entrambe le situazioni presentano indubbiamente criticità, per le quali non basterebbero cento articoli.
La domanda che ora ci poniamo è: esiste una via intermedia che non permetta abusi del singolo e abusi di partito?

Ci scusiamo per il disagio.

Simone D’Innocenti

Simone D’Innocenti

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