La Morte, Tra Black Humor e Tabù

La Morte, Tra Black Humor e Tabù

La morte, forse la più grande paura umana. Il sentimento del terrore, perché niente ci spaventa più del gran finale, quello da cui davvero non si può tornare indietro. Ero nel letto che mi giravo e rigiravo pensando, in una di quelle notti in cui forse hai preso troppo caffè, al motivo per il quale il lungo addio ci mette così tanta angoscia. Così ho deciso, come spesso mi accade ultimamente, di chiedere direttamente a voi cosa ne pensaste della morte e devo dire che le risposte sono state più che sufficienti a farmi un idea generale.

La morte come tabù

«Non temiamo la morte ma il pensiero della morte»

Lucio Anneo Seneca

Lo avete detto voi stessi tramite sondaggio, a più della metà delle persone la morte fa paura. Ma non la morte in sé, non l’atto di morire, la cosa che più spaventa è il non sapere cosa c’è dopo. La paura di rimanere intrappolati in un limbo che non ci doni realmente il riposo eterno che ci è stato promesso. Da sempre infatti, nella nostra società la morte è vista come l’aspetto negativo della vita, il gran finale a cui nessuno vuole partecipare e da cui cerchiamo continuamente di sfuggire. Ecco dunque che parlarne apertamente diventa complicato, quasi irrispettoso e di cattivo gusto.

«Non si scherza sulla morte!» dice sempre mia madre.


Come se la morte ci stesse ascoltando, come se fosse davvero un alta figura incappucciata che si agirà tra le nostre anime armato di falce. Il fatto è che la nostra cultura, che ha ampie radici cattoliche, è caratterizzata dalla visione della morte come un qualcosa di cui avere timore, forse più ansia. Ansia che deriva dal giudizio finale a cui dovremmo essere esposti e che decreta il nostro ingresso in Paradiso o all’Inferno.

Con l’avanzare delle epoche poi, ci siamo trascinati questa angoscia che circonda il tema della morte e, anche se non è più l’Inferno il problema, ne siamo rimasti terrorizzati. La paura dell’ignoto, di un’esistenza infelice, priva di libertà e di risposo si sono sostituite al pensiero di un’eternità di flagellazioni e torture, specchio di una società cambiata e in continua evoluzione.

La condizione di incertezza che caratterizza la morte è dunque ciò che terrorizza. Il non avere idea di cosa ci spetta dopo è la più grande paura dell’essere umano.

La morte vs Black Humor

«Il viaggio non finisce qui. La morte è soltanto un’altra via. Dovremo prenderla tutti. La grande cortina di pioggia di questo mondo si apre e tutto si trasforma in vetro argentato. E poi lo vedi. […] Bianche sponde, e al di là di queste, un verde paesaggio, sotto una lesta aurora».

Gandalf il Bianco, Lord Of The Ring, The return of the King.

Abbiamo parlato di come per molti la morte resti un tabù, qualcosa che si fatica ad affrontare, di cui non si parla, che ci incute timore. Come per tutte le cose però, c’è anche un altro schieramento quello di chi non si piega alle inquietudini del estremo saluto. Sopratutto tra le nuove generazioni infatti, il tema della morte si sta iniziando a sdoganare. Questo processo d’inversione si è attivato da quando il Black Humor è diventato una costante quotidiana.

L’espressione umorismo nero (Black Humor) si riferisce a un sottogenere di umorismo che tratta di eventi o argomenti generalmente considerati molto seri o addirittura tabù.

Wikipedia, definizione Umorismo Nero

Nasce così dunque, un meccanismo di difesa dai tabù moderni che porta le persone ad affrontare temi come la morte, con ironia e positività.

Anche perché, se come me siete della generazione Z, la morte non potrà certo essere peggiore del nostro futuro.

Grazie al Black Humor argomenti come la morte, le malattie, la sessualità, vengono presi in un modo meno tragico e negativo come si faceva in passato. Si può dire che questo “Umorismo Nero” sia il vero e proprio antagonista dei tabù, dando i mezzi alle persone per aprirsi e parlare di argomenti che solitamente sono visti come un qualcosa da cui stare alla larga.

La morte dunque si ridicolizza, si sminuisce e perde quel significato di Mostro Finale che la storia le ha dato.

Si va bene ma quindi?

Quindi, per concludere questo allegro e felice discorso, vanno tirate delle conclusioni. La morte è sicuramente qualcosa di negativo e, ovviamente, nessuno vuole morire -forse. Affrontarla però in modo angosciato e timoroso non porta da nessuna parte. Concedersi delle libertà su temi come la morte non deve essere un peso, deve essere un diritto di chi vuole prendere di petto la situazione non lasciandosi piegare dalle paure.

Certo, bisogna sempre avere rispetto per chi ha perso i propri cari. Perché il confine tra ironia ed insulto è labile e, troppo spesso, lo si travalica.

La morte non è quindi un qualcosa che ci deve intimorire o paralizzare. Va affrontata con coraggio perché la visione di questa come un qualcosa di estremamente negativo, è dovuta solo ad un fattore culturale. E se non ci credete andatelo a chiedere a Benjamin Aidoo.

Ci scusiamo per il disagio.

Matteo Riccardi

Matteo Riccardi

Mi presento, Sono Matteo Riccardi, Direttore del blog Nothing Of True. Quando ho creato questo mio piccolo mondo, avevo solo un pensiero in testa, far arrivare a più persone possibile quello che pensavo. Non perché tutto ciò che dico e penso sia giusto, anzi, sono più le volte in cui dico cazzate. Ho fatto questo blog perché mi serviva un modo per esprimere i miei pensieri, indipendentemente da come la pensino gli altri. Ora che ho creato questa famiglia però, spero che il mio blog possa diventare una fonte di ispirazione per chi ci segue e legge. Cerchiamo nel nostro piccolo di cambiare il modo di vedere le cose delle persone, non sappiamo se in positivo o in negativo, ma siamo abbastanza supponenti da poterci provare. Mi scuso per il disagio.

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