Processo per stupro: il paradosso della fellatio

Processo per stupro: il paradosso della fellatio

26 Aprile del 1979. In Italia, alle ore 22:00 viene trasmesso dalla RAI il primo documentario basato su un processo per stupro.

La storia

Il documentario riprende il caso di Fiorella, una ragazza di 18 anni vittima di stupro nel 1977, in una villa a Nettuno, da parte di quattro uomini.

Fiorella si era recata alla villa insieme a Rocco Vallone, in quanto egli aveva promesso un lavoro stabile alla giovane donna. Giunti all’abitazione, ai due si unirono tre amici di Vallone, ovvero Cesare Novelli, Claudio Vagnoni e Roberto Palumbo. Dopo averla schiaffeggiata e minacciata di morte, i tre abusarono di Fiorella.
Il giorno dopo, le forze dell’ordine giungono a casa di Vallone, ai quali risponde:
“Siete qui per i fatti di Fiorella, vero?”

In tre vengono arrestati, tranne Roberto Palumbo che diventa un latitante.
Al processo, avviene l’inverosimile. La difesa degli imputati, propone un risarcimento di due milioni di lire, portate fisicamente al processo.

L’avvocata Tina Lagostena Bassi, rappresentante di Fiorella, ritiene i danni subiti per uno stupro “incommensurabili” e conviene che quel denaro presentato al processo non sia altro che una becera mazzetta, utile a chiudere una vicenda molto scomoda.

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Avv. Tina Lagostena Bassi e Fiorella (fonte: Globalist)

Il processo

L’aula è gremita di gente e il clima è surreale. Difficile trovare un termine e, anche se mi trovo contrario (leggi sotto!), l’unico che mi viene in mente è il seguente: maschilista.

Sì, i difensori degli imputati capovolgono il processo, indagando sui fatti antecedenti al delitto, sostanzialmente cercando di gettare fango sulla figura di Fiorella, per renderla poco credibile.

Nell’imbarazzo eclatante da basso Medioevo dei giudici nel pronunciare termini come fellatio, sesso e godimento, il processo prosegue, fino ad arrivare alle arringhe degli avvocati.

Su YouTube è presente il video integrale del processo, dove potrete trovare le deposizioni della madre di Fiorella e di alcuni amici del bar, dove si rasenta il ridicolo, e le arringhe degli avvocati. Qui non citerò per intero quella dell’avvocata Lagostena Bassi, magistrale, e nemmeno quelle raccapriccianti degli avvocati difensori, con cui cercano di giustificare lo stupro.

Le arringhe

Lagostena Bassi, pur credendo fermamente nel diritto a qualsiasi imputato di difendersi, sostiene di aver già visto la solita arringa ad uno dei tanti processi per stupro: il reato viene messo in ombra, esaltando le colpe della donna, trasformandola da vittima a… “tentatrice”?

Già, perché è proprio questo il problema. In sintesi:
“Voi avete voluto parità di diritti, come la libertà di uscire di casa alla sera. E vi lamentate che poi accadano queste cose?”
“Se la ragazza fosse rimasta a casa vicina al caminetto, tutto questo non sarebbe successo”
“La violenza non sussiste. Non ci sono segni di una violenza”

Poi, la più eclatante.

Il paradosso

Signori miei, una violenza carnale con fellatio può essere interrotta con un morsetto. L’atto è incompatibile con l’ipotesi di una violenza.

Avv.Giorgio Zeppieri, arringa, Processo per stupro. (RAI)

L’avvocato Zeppieri, in difesa di Vallone, sostiene che la violenza, lo stupro, in realtà non è avvenuto. Secondo lui, non è violenza perché la ragazza ha praticato la fellatio ai quattro imputati, e sostenendo che con il sesso orale, i quattro uomini sarebbero stati vulnerabili e anzi, inermi nell’atto in sé.

E prosegue dicendo che prima di compere l’atto carnale, uno degli uomini avrebbe praticato cunnilictus, spiegato con metafore indecenti, alla vittima. Per Zeppieri, il sesso orale ricevuto dalla donna non sarebbe altro che un gesto amorevole e di sottomissione dell’uomo e, quindi, impossibile da definirsi violenza.

Il violentatore diventa amante, lo stupro diventa amore, l’amore diventa sesso per puro piacere. Comprendete la gravità della situazione? la vittima diventa complice.

Nessuno degli avvocati direbbe nel caso di quattro rapinatori che con la violenza entrano in una gioielleria e portano via le gioie, i beni patrimoniali da difendere, ebbene nessun avvocato si sognerebbe di cominciare la difesa, che comincia attraverso i primi suggerimenti dati agli imputati, di dire ai rapinatori «Vabbè, dite che però il gioielliere ha un passato poco chiaro, dite che il gioielliere in fondo ha ricettato, ha commesso reati di ricettazione, dite che il gioielliere è un usuraio, che specula, che guadagna, che evade le tasse!»

Avv.Tina Lagostena Bassi, arringa, Processo per stupro (RAI)

Fine indecorosa

I tre imputati vennero condannati ad un anno e otto mesi di reclusione, mentre Roberto Palumbo a due anni e quattro mesi.
Ma non esultate. Nel momento della lettura della sentenza, i quattro vengono immediatamente rilasciati, beneficiando della libertà condizionale, in quanto già scontati otto mesi dall’arresto al processo, ritenuti a quanto pare sufficienti allo sconto della pena. Povero mondo.

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Immagine tratta da “La ciociara” (fonte: Wikipedia)

e se…?

Qualcosa si mosse dopo la trasmissione del documentario su rete nazionale. Venne, dopo varie richieste, replicata la messa in onda nell’ottobre dello stesso anno.
Mi domando cosa sarebbe accaduto se tutto ciò non fosse venuto alla nostra attenzione. Anche in questo periodo di emergenza, notizie di stupri sono all’ordine del giorno. Andate a dare un’occhiata alle notizie (dovete spulciare tra quelle del covid. Sono quelle in fondo. Quelle che nessuno legge perché al momento non sono interessanti) e ne avrete conferma.

Le donne subiscono ancora violenze, dopo ben quarantadue anni da quel processo. L’unico augurio che possiamo farci è che le vittime rimangano tali e che gli stupratori non diventino amanti.

Si può fare di più

Il paradosso qui è che io non credo nel femminismo. Lo so, è una strana posizione. Ma credo nell’uguaglianza di diritti tra uomo e donna. Non credo ai movimenti.
Serve sensibilizzare, sensibilizzare e sensibilizzare! perché lo stupro non deve mai più essere tollerato.
Il passaggio da “doveva restare in casa” ergo, se l’è cercata, a “quella ragazza si veste da zoccola, ha provocato” è veramente breve.

Sfociamo anche nelle nuove frontiere delle violenze, quelle virtuali; un “nemico invisibile” peggiore di qualsiasi virus.

*Un ringraziamento.
Questa è una storia che io non conoscevo, purtroppo. Una mia cara amica mi ha informato di questo interessante documentario.

Alice, mi hai aperto gli occhi. Grazie di cuore.

Ci scusiamo per il disagio.

Luigi Franco

Luigi Franco

Chiamatemi Luigi. Mio nonno si chiamava così, il mio nome è in suo onore. Tutti intanto mi chiamano Gigi. Forse mio nonno non era così amato. Scherzo, mio nonno era un grande, quando non andava a caccia. Gigi. Così sono chiamato dagli amici. Ogni tanto qualche simpaticone ci prova con "Gigi? e la cremeria?". Li odio. Luigi mi è sempre sembrato pomposo comunque; giusto mia madre mi chiama così. La situazione non migliora quando mi chiamano per cognome: Franco. Assume subito un aspetto professionale; a lavoro io sono "Franco!". Si può dire che io abbia tre nomi: Luigi, Gigi e Franco. Scegliete voi come chiamarmi.

2 pensieri su “Processo per stupro: il paradosso della fellatio

    1. “Il sostantivo maschile avvocato dispone di due forme femminili: avvocata e avvocatessa. La seconda forma appartiene all’uso tradizionale. La prima, pur non essendo ancora di uso generalizzato, è perfettamente legittima (maschile -o, regolare femminile in -a) e viene adoperata, in particolare, da chiunque sia sensibile a un uso non sessista – e, più in generale – non discriminatorio della lingua italiana.” da Enciclopedia Treccani

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