SpazioLazio, Il sogno infranto

SpazioLazio, Il sogno infranto

Partiamo dalla premessa fondamentale che questa stagione, rimane una stagione ottima. Abbiamo vinto un trofeo, abbiamo sconfitto 2 volte la tanto temuta Juventus e dopo 13 anni siamo finalmente in champions leaugue. Esatto Lazio e champions, un binomio che da troppo tempo ci mancava e ci faceva star male. Allora perché si può parlare di sogno infranto?

Innanzitutto perché siamo laziali, e qualche sogno si deve pur distruggere nel cammino, ma sopratutto perché pre-lockdown la squadra sembrava a tratti invincibile. Ci ha fatto sognare con la meravigliosa maglia remake del ’98-’99, e in campo ci ha fatto vedere cose che almeno io avevo visto solo in dvd, con gli occhi sognanti di un Lazialotto della prima ora.

La Lazio pre-covid

La Lazio prima del covid ci faceva brillare gli occhi, vittorie stupende, molte di esse all’ultimo fiato. Addirittura 11 vittorie consecutive, record nella storia del club, e quella sensazione di invincibilità. Un calcio spumeggiante, attacco a livello della tanto celebrata Atalanta e miglior difesa del campionato numeri alla mano. Partite spesso chiuse nei primi 45 minuti di gioco, insomma allo stadio nemmeno ci credevamo. Scenografie splendide dalla Curva Nord, fiero io stesso di averne fatto parte, tenere quel cartoncino per me era come me fare un assist. Mi sentivo Luis Alberto pur non essendo assolutamente nessuno.

Questi meravigliosi mesi, si sono chiusi con la vittoria sul Bologna per 2-0, meno 1 punto dalla capolista Juventus e tanti sogni in fondo ai nostri cuori. Poi è iniziato il periodo che tutti conosciamo, un periodo difficile che esula da questo articolo e che non spiegherò in maniera approfondita.

La Lazio post-covid

A fine giugno si riparte, sogni intatti, la voglia è tanta. La mia generazioni di cose così ne ha viste ben poche. Primi 30 minuti con l’Atalanta, 2-0 per noi. La giostra ricomincia a girare, lo abbiamo pensato tutti. LA LAZIO E’ TORNATA. Poi qualcosa va storto, perdiamo quella partita per 3-2, sembra strano perdere, poi sembra strano non giocare più come prima e infine sembra strano vincere. Qualcosa del giochino perfetto si deve essere rotto, forse la mente, la mente che fa sempre la differenza quando giochi e quando ti giochi qualcosa di grande. La squadra non gira più, Immobile e Milinkovic sembrano i cugini quelli scarsi, l’unico sempre sul pezzo anche se nervoso è il diez, Luis alberto.

LA LAZIO

Esseri laziali significa questo, voli pindarici e grandi cadute. Significa vincere l’ennesimo trofeo, ma aspettarsi di lottare fino in fondo per un obiettivo non solo non dichiarato, ma anche non pensabile. Ci abbiamo creduto tutti e questa è la cosa più bella, chi ci crede ha già vinto, non per una mentalità da perdente, bensì per la mentalità di uno che in 17 anni di stadio ne ha vissute poche di emozioni così. Si respirava un’aria diversa, un’aria di tempi andati, lontani, impossibili. La 21 di Inzaghi come quella di Milinkovic, la 10 del mancio come quella di Luis. Non so quando torneremo a sognare così, so però che sentirò la musichetta della champions come quelle 4 volte allo stadio nel 2006-2007, e questo mi riempie il cuore di gioia.

Lazio mia, motivi di pianto e sorrisi, di vanità e eternità. Grazie di esserci sempre, pure quando non va, noi ti amiamo.

Ci scusiamo per il disagio.

Riccardo Meddi

Riccardo Meddi

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