Vaccini nel mondo: riflettiamo sui numeri

Vaccini nel mondo: riflettiamo sui numeri

Come abbiamo già potuto constatare in questo ultimo anno, il Covid ha portato a galla le debolezze di ogni paese. Nessuno è riuscito a gestire senza difficoltà la pandemia ed il prezzo pagato è stato (ed è tutt’ora) altissimo, soprattutto in termini di vite umane. Nonostante ciò alcuni stati si stanno mostrando più forti di altri e sembrano muoversi con più agilità verso il ritorno alla normalità. Quali? Naturalmente quelli più ricchi e ben organizzati. E dove concentrano le proprie risorse? Ovviamente nella somministrazione di vaccini. E i paesi che invece non dispongono di queste risorse? Al momento sembrano solo poter aspettare.

La campagna vaccinale nei paesi più forti

Fra i paesi più ricchi e organizzati ci sono sicuramente gli Stati Uniti. Nonostante il primato di morti che detenevano fino a qualche tempo fa, ora sono fra le nazioni che meglio si stanno direzionando verso la fine della pandemia. Or ora si sta addirittura programmando la vaccinazione degli adolescenti, cosa che in Italia sembra ancora molto lontana.

Il Regno Unito, forte dell’indipendenza dall’UE, con le oltre 50 milioni di dosi somministrate, è in testa nella corsa europea dei vaccini anti Covid. L’obiettivo è quello di garantire la copertura di tutti gli over 18 con almeno una dose entro il 31 luglio.

In Israele si riscontra la più alta percentuale di abitanti che ha ricevuto almeno una dose di vaccino (62,3%), motivo per cui il tasso di positività al Covid è ora allo 0,1% e, da ormai due mesi, il governo ha riaperto tutte le attività.

Tutto questo, in termini numerici, si traduce con il seguente dato: ad inizio aprile il 75% dei vaccini in circolazione erano nelle mani di solo dieci stati.

La campagna vaccinale nei paesi più deboli

La compagna dei paesi più poveri si basa principalmente sul programma internazionale COVAX. A questo hanno aderito 190 paesi e l’obiettivo è quello di fornire in tutto il mondo un uguale accesso ai vaccini anti-covid. Mediante degli accordi, gli stati più ricchi si impegnano a contribuire finanziariamente alla campagna di quelli più poveri. Nonostante ciò delle 250 milioni di dosi destinate a questi stati entro fine mese, al momento ne sono state spedite appena 50 milioni.

Per riportare alcuni dati, il Rwanda risulta essere, con appena il 32% degli arrivi programmati, il paese che ha ottenuto il più alto numero di vaccini. Per di più ha utilizzato già tutte le dosi per le prime somministrazioni e ora rischia di non avere risorse per le seconde. Lo stesso sta accadendo in Ghana e in Bangladesh.

Altri paesi come Nigeria, Repubblica del Congo, Kenya ed Etiopia al momento hanno ricevuto meno del 30% delle fiale programmate ed ancor più drastica è la situazione in Indonesia (con il 10%), Pakistan e Messico. Nelle ultime settimane la situazione peggiore è stata riscontrata in India, dove i casi superano i 20 milioni e i decessi quota 220 000In Brasile solo il 14% della popolazione ha ricevuto la prima dose e il 7% la seconda. Con questi dati secondo gli esperti il paese non raggiungerà l’immunità di gregge prima del 2022.

Numeri in mano si nota facilmente il forte divario fra il primo e il secondo gruppo, giustificato dalla volontà dei governi dei paesi più forti di dare la precedenza alla propria comunità. Tuttavia la popolazione globale sarà realmente al sicuro solo quando l’immunizzazione coinvolgerà tutti i paesi del mondo, in quanto questo frenerebbe lo sviluppo di nuove varianti.

Per concludere, risulta evidente che coloro che già in precedenza erano primi rimangono (e rimarranno) primi mentre gli ultimi sono (e saranno sempre più) ultimi.

Simone D’Innocenti

Simone D’Innocenti

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